Mensile Arte – Maggio 2012 – Pagina Emergenti
10 maggio 2012


Trent’anni, catanese, Rosario Leotta dopo gli studi classici si avvicina al disegno. La fotografia è una scelta successiva. Affrontata con un po’ di riserve perché sul principio gli sembra che possa offrire solo “una realtà già data, limitata”, spiega. Proprio per questo sceglie il digitale, utilizzandolo all’inizio per stravolgere il più possibile il dato reale. Alle immagini che realizza ora (quelle che gli hanno fatto vincere la targa d’oro per la fotografia all’ultimo Premio Arte) arriva attraverso un percorso di asciugatura, limando l’eccesso, i dettagli ridondanti. E togliendo il colore. Ora la rielaborazione digitale è relegata agli effetti di chiaroscuro, con un sistema che dà risultati simili a quelli della camera oscura tradizionale.

BIANCO E NERO.

Oggi i suoi lavori sono scanditi in un bianco e nero luminosissimo, che ricorda le immagini dello statunitense Rocky Schenck senza però sposarne la freddezza patinata. Nei ritratti la scelta è per lo più quella di un’angolazione estrema, magari dall’alto, di tagli crudi che escludono parte della figura, oppure di una sfocatura che rende vaga la comprensione del soggetto.

LUNARE.

Nei paesaggi si legge sottotraccia una vena surreale. A volte è relegata a un solo dettaglio, come un palloncino che si libra in un cielo temporalesco; altrove sta nella scelta di un’inquadratura inaspettata, che trasforma la scogliera agrigentina della Scala dei Turchi in un formicaio brulicante di figurette in controluce, in basso, mentre il cielo occupa quasi per intero lo spazio. In alcuni lavori, poi, il dato reale è abbandonato per costruire immagini stregate, lunari, abitate da personaggi che sembrano attori di un circo alieno.